Fra mille voci

accordate

sulle vibrazioni di futili promesse

sono condannato al silenzio.

Italia-Georgia: 2-0.

De Rossi, intervistato subito dopo la partita, dedica i suoi goal in Nazionale alla memoria del suocero, rapinatore, ucciso probabilmente da due suoi compagni di scorribanda.

Cosa sia diventato questo Paese sta tutto nelle parole di questo miliardario in calzoncini.

La vittoria della Nazionale di calcio viene dedicata, sulla prima rete di Stato, davanti a milioni di telespettatori, ad un ladro morto assassinato!

Non scorderò mai l’ultima volta che ebbi l’occasione di incontrare una mia cara amica prima che morisse di cancro. Eravamo seduti nel suo salotto, cercando di far finta che esistesse ancora quella via d’uscita che entrambi sapevamo essere impossibile. Ci facevano compagnia i suoi familiari, stretti dall’imbarazzo di una conversazione palesemente ingessata. Ma ciò che non scorderò mai fu l’intrusione fra gli adulti della nipotina di questa mia amica, una ragazzina di poco più di tre anni, prepotente e viziata come soltanto i bambini di oggi sanno essere. Fu capace di monopolizzare la scena, piccola e fastidiosa diva da palcoscenico, pronta a imbronciarsi e strepitare al minimo calo di attenzione da parte degli astanti.

La odierò per sempre. Odierò per sempre quella bambina e sua madre, che mi impedirono di salutare per l’ultima volta una cara amica.

E adesso intendiamoci: io non ho nulla contro i bambini. I bambini mi fanno tenerezza e non finiscono mai di stupirmi quando i loro atteggiamenti non sono costruiti dalle ansie e dalle idiosincrasie degli adulti o, peggio, da razioni spropositate di televisione. Io odio quei genitori che rendono odiosi i bambini mettendoli sempre al centro dell’attenzione, abdicando al loro ruolo ed al loro spazio di adulti in nome di non so quale forma di stupida pedagogia.

Odio i ristoranti dove torme di mocciosi urlano e strepitano nella più totale indifferenza dei genitori e della maggior parte degli avventori. Odio i luoghi pubblici dove si consente che il rumore dominante sia quello delle voci dei bambini e dei loro genitori che li riprendono stancamente, senza troppa convinzione, da almeno quattrocento metri di distanza.

Odio le carrozzine in lega d’alluminio con i freni a disco e l’ABS, perché cosa non si farebbe per il pupo.

Odio i cellulari da trecento euro in mano a pargoletti di meno di quindici anni.

Odio i gridolini e gli schizzi d’acqua in una piscina di un agriturismo che si affaccia sulle colline della Valnerina di fronte ad un paesaggio di tale bellezza e magnificenza da ispirare commozione e silenzio.

Odio quelle mamme e quei papà che difenderebbero i propri figlioletti anche di fronte all’evidenza schiacciante del più efferato crimine.

Odio questo Paese, forse unico al mondo, dove i genitori sono ostaggio dei figli e stiamo scientemente producendo almeno un paio di generazioni di potenziali smidollati, griffati, maleducati e villani, arroganti e disadattati, che prenderanno un sacco di randellate al primo impatto con la vita vera.

Viva Erode!

…che non è uno. E non è uno perché da mesi mi trascino lungo un tortuoso percorso di cancellazioni, riscritture, ripensamenti, riflessioni inconcludenti.

Questo blog è nato stanco. Almeno, quando sarà il momento, morirà riposato!